di Claudio Fava - 12 febbraio 2011
Il giornalista-consigliere del premier ci invita a chiamare peccati azioni che il codice penale invece punisce... Dice bene Giuliano Ferrara: evitiamo di confondere i peccati con i reati.
Dice male, però, quando imputa al presidente del Consiglio solo qualche colpevole eccesso nella vita privata, peccati di stile e di gola, bulimie senili e sessuali. Dice male perché, se provati, quegli eccessi nel nostro codice sono ancora chiamati reati. Non per colpa di un’interpretazione malevola ma per ciò che quei fatti rappresentano. A meno di non cambiare per via giudiziaria la morale corrente.
Si può fare, e potrebbe essere la trentaquattresima riforma della giustizia di questo governo. Depenalizzare alcuni comportamenti, restituirli all’esercizio legittimo del potere, una sorta di diritto naturale come un tempo era lo jus primaenoctis che i signorotti locali facevano valere sulle figlie della gleba.
E quando il padrone si presentava a casa della nubenda, pretendendo per sé la prima notte e la sua verginità, nessuno reclamava protezione dalla legge. Era per legge che il padrone s’appropriava di quella prima notte: di cosa potevano lamentarsi i villici?
Ecco, potremmo tornare a un tempo spensierato in cui i corpi di tutti tornino a essere materia di contratto e di baratto. Un tempo in cui per ogni abuso ci sia rimedio, senza scomodare la Boccassini e i tribunali: un paio di atti di dolore recitati in fondo alla chiesa e amen.
Senza scomodare il medioevo, per i corpi delle figlie un tempo funzionava così. Se le rapivi, le stupravi e poi te le maritavi, il matrimonio sanava l’onore e il reato: non più sequestro di persona, non più violenza carnale, solo l’amore che, tortuosamente, comunque trionfa.
Nonerasaggezzada paese siciliano: era il codice penale italiano, e lo è stato fino al 1981. Valeva ad Aosta come a Ragusa e permetteva a un guappo di prendersi la vita e la dignità di una donna sapendo che le giuste nozze avrebbero risolto ogni inghippo.
Che nostalgia di quei tempi, vero cavaliere? O magari potremmo tornare all’epoca in cui ammazzare una moglie infedele era un peccato, non un reato. Per quell’omicidio si finiva all’inferno ma non in galera. C’era l’onore di mezzo, e nel nostro paese l’onore violato, sfibrato, perduto, valeva più di una vita umana:O meglio, della vita di una donna.
Separando per Berlusconi peccato e reato, Ferrara questo ci dice: nel nuovo senso comune italiano, nello spirito di questi tempi, il bunga bunga, sia pure con una minorenne, sia pure pagato in cash, è solo un peccatuccio. E se il codice dice il contrario, se parla della prostituzione minorile come di un crimine, a sbagliare è proprio il codice: inadeguato, fuori dal tempo e da questo mondo, incapace di raccogliere le sollecitazioni che i nuovi costumi ci impongono: le hanno raccolte così bene i padri che accompagnano per mano le figlie nella tana del drago, e noi ci ostiniamo a citare ancora articoli di leggi ormai desuete?
Stesso ragionamento, ma assai più insidioso, riguarda l’altro peccato di cui Berlusconi dovrebbe fare ammenda con la propria coscienza ma non con un tribunale: la concussione. Aver chiamato, cioè, l’ufficio di un questore dicendo il falso e pretendendo che quelle menzogne, pronunziate dal capo del governo, servissero a salvare la faccia a se stesso e la serata alla sua amante minorenne.
D’accordo: fingiamo che tutto ciò non sia più un crimine, seppelliamo per vie di fatto il reato di concussione. Per tutti, però: non solo per il premier. Decidiamo che nell’Italia del terzo millennio il potere che prevarica, l’uso arbitrario delle proprie cariche, la menzogna codificata siano ormai mezzi leciti, consentiti, inoffensivi.
Ma a quel punto, perché fermarci a metà del cammino? Perché non riportare anche la concussione a un peccato di gola, perché non punirla con tre ave marie invece che con quattro anni di reclusione?
E visto che ci siamo, in Italia qualcuno pensa davvero che truccare i bilanci di una società, evadere il fisco, trasportare i propri capitali all’estero debbano essere per forza reati? Vi sembra giusto che scaricare cinquemila tonnellate di merda nel mare di Napoli possa essere ancora considerato un crimine?
Con la merda che tracima ogni giorno nelle nostre vite? Peccati, solo peccati che si sciacquano con l’acqua benedetta e un po’ di penitenza.Alla faccia dei giudici comunisti.
Tratto da: l'Unità
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