

C'era una volta Stefano Cucchi che dopo essere stato trovato in possesso di sostanze stupefacenti viene condotto nel carcere di Regina Coeli, in attesa di giudizio. Il ragazzo per un innato senso di masochismo cerca nelle scale del carcere la morte e l'impresa gli riesce bene, lasciando nel dolore tutti i suoi familiari.
Se questa fosse una barzeletta tutti potremmo anche riderci, trovando nella macabra vicenda un aspetto comico, purtroppo però qualcuno ha provato, e tutt'ora prova, a vendere questa versione dei fatti come vera, uccidendo per la seconda volta un ragazzo che ha trovato nel carcere una morte per alcuni misteriosa, ma che invece ha contorni abbastanza chiari. La famiglia, le foto lo dimostrano, ritiene che il ragazzo ha subito varie percosse che hanno causato la morte e ovviamente qualcuno si è affrettato a cercare di nascondere la verità.
Come spesso accade in questo strano paese siamo costretti a schierarci e se da una parte troviamo il ministro della (in)giustizia, Angelino Alfano, e della difesa, Larussa, dall'altra parte troviamo i familiari e quanti in passato hanno dovuto vivere situazioni simili. Premesso che trovo stupido che noi tutti dobbiamo difendere a spada tratta i nostri "compari", anche quando sbagliano, penso che questa vicenda sia l'ennesima dimostrazione di come le mele marce siano ovunque, nei giovani ma anche nelle forze armate, che spesso abusando del loro potere oltrepassano i limiti della legalità causando tragedie.
Per fortuna loro però qualcuno li difende sempre, a prescindere da colpe evidenti e oggettive.
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