
Il terremoto abruzzese aveva mosso a compassione un intero paese, ma anche comunità internazionale. Immediatamente era partita la gara di solidarietà, tutti cercavano di dare il proprio contributo e anche la politica, ovviamente nel suo piccolo, aveva dato prova di coraggio emanando un decreto che sospendeva per nove mesi il pagamento delle rate dei mutui e dei finanziamente per le popolazioni colpite dal sisma. Qualcuno voleva capire dov'era il trucco, quale era l'inganno, ma ingenuamente avevamo pensato, non tutti ovviamente, che almeno in situazioni particolari gli interessi personali potessero essere messi da parte. Purtroppo anche questa volta ci siamo sbagliati e solo adesso abbiamo scoperto il giochetto, schifoso, che si nascondeva dietro quel decreto: tutti gli abruzzesi dovranno riprendere a pagare le rate sospese per "ben" nove mesi, ma dovranno pagare gli interessi maturati, in sotanza la mora per il ritardo di pagamento, a meno che non decidano di versare in un'unica soluzione le nove mensilità, quindi al danno si aggiunge la beffa.
I banchieri ovviamente non mi sorprendono, fanno il loro losco lavoro e guardano sempre e comunque al profitto, ma mi stupisce che anche questa volta la classe politica ha sorvolato e ha marciato sul dolore di una intera regione. Chiunque ha ideato quel decreto avrebbe dovuto impedire che alla sospensione del pagamento delle rate i cittadini avrebbero dovuto pagare gli interessi maturati durante i 9 mesi.
Nel frattempo Vespa gioca al risiko e mostra agli italiani la ricostruzione dell'abruzzo, il premier invece stringe mani e sorride per le case costruite in tempo di record, nel frattempo gli sfollati dovranno continuare a tenere duro e affrettarsi a pagare i debiti maturati nel periodo di sospensione, perchè correrebbero il rischio concreto di essere sfrattati nel caso in cui non pagassero per intero le rate sospese. Chissà però se lo sfratto avverrà dalle tende, in cui comodamente alloggiano o dalle case crollate.
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